giovedì, ottobre 25, 2012

Da Lei

I giorni peggiori della mia vita:
la mia nascita
la morte di mia madre.
I migliori sono stati 
tutti gli altri
quando non c'è stato
un distacco
da Lei.

N.P.

domenica, gennaio 22, 2012

Solo un rimandare
§
Il fumo che sa di anice
fra le mie dita
interpone pensieri e silenzio
e domeniche future, come questa,
insieme, io e te!
felici, io e te!
carni e spiriti, io e te!
Sole e nuvole nere colorano
il tempo, di questa domenica dei "forconi"
senza carburante per i nostri motori.
Una falsa contrazione nel tuo ventre
è solo un rimandare
il Sogno di una vita, speranza, gioia
e amore e pace e ancora Vita!
di Amanteo

martedì, agosto 02, 2011

Veglia armata

Leopardi era giovane
quando nacque il mio genio
Vecchio giornale che odora
di luce in penombra
quasi mai letto, quasi mai aperto.
Le note nere sui pentagrammi osceni
come oscure chimere
s'infrangono sui tuoi seni.
Ed io che ero ancora giovane
quando nacque il suo genio
veglio armato
come i guerrieri delle Efesini.
di Nicola Platania

lunedì, dicembre 06, 2010

My son

Credimi
Sono anni che viaggio
E anni che perdo
Ascolta (ora, in plastico silenzio)
La mia voce rauca ed il mio polpaccio sul tallone
Un mio amico mi parla di morte e un altro di poesie e canzoni di Seattle
A lume di candela con le droghe che scaldano il cuore
E i polmoni.
Ed io non sono ormai che un padre
E l’amore che non c’è mai stato
Ormai scorre tra le tue vene
E fa di me solo un padre.
Ora è il tempo di salire
Ora è il tempo di salire
Sono anni che viaggio
E anni che scelgo
Adesso, my son, sono scelto!
Adesso, my son, sono scelto
E il vino non c’entra nulla.

§§§

N.P. & Amanteo
(Prego leggere questa poesia ascoltando “where did you sleep last night” /unplugged/)

lunedì, novembre 15, 2010

Al nostro "John"

Ci sono Eroi
che non sparano
che non cavalcano
che non masticano tabacco
che non muoiono sul campo di battaglia.
Sono eroi che si chiamano "papà"
che vanno via
in silenzio
mentre l'eco dei loro eroismi
assorda i nostri cuori.
Ci sono eroi
che non andranno su wikipedia
ci sono eori che Noi
non dimenticheremo, mai.
Amanteo a Manu.

venerdì, novembre 12, 2010

Il Vuoto e la Montagna


E' una solitudine
che sveglia i sensi della notte
e calpesta i gerani del mattino
che mi tiene, oggi, più di ieri
nella tensione del "diventare grandi".
Il fruscio delle foglie imita baci
racchiusi in tegole di cartapesta
e profumi speziati.
Ma non senti la musica?
Non senti il respiro fra le mie pause?
Non credi in me?
Nemmeno il Vuoto credeva nella Montagna
ma poi insieme, il Vuoto e la Montagna,
fecero leggenda di se.

mercoledì, novembre 03, 2010

L'odore


Un odore giorni fa
nella nostra cucina
medesimo a quello che mi accoglieva
bambino
nella cucina della nonna.
Non pensavo di poter sentire ancora
quell'odore che tanto mi piaceva.
In quella casa, da bambino, stavo bene.
Lì, ho maturato l'amore per i libri
per le geometrie del fumo delle sigarette
che il nonno si gustava ormai vecchio e buono
nel tepore inglese del suo studio.
E quanti giorni e anni ho fantasticato
sugli odori della casa dei nonni!
Il nonno fumava pessime sigarette
ed era circondato da quintali di vecchi libri
eppure nel suo studio
regnava un profumo di colonia inglese e di gelsomino essiccato.
E l'odore delle sigarette sembrava un'amalgama
nel tepore odoroso dei pomeriggi invernali.
Un odore giorni fa
nella nostra cunina
mi ha riportato indietro
mentre un pensiero d'amalgama
m'illumina un futuro
di colonia inglese e di gelsomino.
di Amanteo

lunedì, agosto 09, 2010

Scarpe

Oggi sono antipatica
non me la merito
non me lo merito.
Ai piedi del letto
scavando su una ciabatta di feltro
pensavo magie
temevo follie.
E' inutile che suoni la chitarra
se il cielo d'agosto
non ha un paio di scarpe
per me.

di
Amanteo

lunedì, maggio 17, 2010

L'occhio meccanico


Cosa Vuoi che aggiunga?
Sui deboli e sui cretini
ho citato abbastanza (era tedesco e con i baffi a coprire le labbra)
Tu mi guardi
ma in realtà
spii pensieri
e non vedi nemmeno con il tuo occhio meccanico.
Oggi non era la giornata adatta
oggi pulsavano le tempie
la mano e la lingua restavano composte.
Un solo fremito di sedia dall'altra stanza
mi percuote i sensi,
Oggi non era la giornata adatta!
Se fossi stato al tempo delle spade
avrei detto la mia
Ma oggi non è quel tempo
E la sirena lì fuoi suona ancora
qui dentro.
di Amanteo

mercoledì, aprile 28, 2010

Uguale a Te

Uguale a Te
che di Me
sai tutto e niente
come io so tutto e niente
di quel cielo (di sapienza)
che avvolse Kant
in quella notte di stelle.
Credo in una sola vita
figlia di 1000 vite
credo in Te che sai tutto e niente
di me.

di
Amanteo

martedì, febbraio 16, 2010

A volte


La morte peggiore è quella degli esseri umani.
Gli animali. Le piante sanno con certezza da dove vengono
L'uomo - a volte - sa dove andrà
ma dimentica sempre da dove viene.
Amanteo

venerdì, ottobre 23, 2009

lunedì, ottobre 12, 2009

Se(i) cerchi



Ho fatto un cerchio attorno a te
Ed ho ottenuto un cerchio.
Ho fatto un altro cerchio attorno a te
Ed ho ottenuto un altro cerchio.
Ho fatto un terzo cerchio attorno a te
Ed ho ottenuto un terzo cerchio.
Ho fatto ancora un cerchio attorno a te
Ed ho ottenuto un quarto cerchio.
Ho fatto un quinto cerchio attorno a te
Ed ho ottenuto un cerchio attorno a me.
di Amanteo

lunedì, settembre 28, 2009

Il Giornale






Un’altra giornata stava per iniziare. Oggi avrebbe aiutato della gente e qualcun altro, invece, sarebbe rimasto deluso, ma Adolfo, in verità, non aveva grossi pregiudizi. Per lui tutte le persone che andavano da lui erano degne di ottenere il suo aiuto ma, non tutte quelle persone potevano essere aiutate. Federica era una da aiutare, per esempio. Lei non era come le altre donne. Lei sapeva di quel vino piemontese che Adolfo aveva assaggiato tre anni prima ma di cui non ricordava più il nome ma il sapore gli era rimasto impresso sul palato e sulla lingua. In verità malgrado lo sperasse, Federica aveva lasciato “cadere” le sue ripetute attenzioni malgrado gli dimostrasse una certa benevolenza. Adolfo però andava per la sua strada. Sapeva che le concrete possibilità di riassaggiare quell’ottimo vino piemontese, fossero realmente poche ma sapeva anche che, malgrado il suo aspetto rozzo e la sua fama di Don Giovanni, aveva un certo fascino sulle donne e poi la sua posizione in ufficio, lo insigniva dello status di “persona importante” a cui la gente doveva rispetto, a cui, persino Federica doveva rispetto.
Una notte di novembre accade una cosa inaspettata. Mentre Adolfo dormiva, il suo telefono cellulare annunciò un sms in arrivo. Mittente numerico: sconosciuto. Il messaggio recitava: lui è piccolo ma mortale. Io sono vecchia ma non lo ero. Tu sei morto e non lo sai. Fine del testo e fine del riposo per Adolfo che si inquietò non poco nel leggere e rileggere quelle strane parole. Provò a digitare quel numero di cellulare, suonava, ma nessuno rispondeva.
La mattina seguente Adolfo non era quello di sempre. Non dava a vedere l’inquietudine perché comunque era concentrato sul lavoro e sulla gente da aiutare quel giorno ma aveva bisogno di aiuto. La giornata terminò al solito orario ma il suo stato d’animo non era mutato. Adolfo leggeva ancora il messaggio della notte ma ormai ricordava a memoria le parole e non riusciva a dare loro un senso compiuto. Forse uno scherzo? Forse un errore di persona? Ma si! Forse un errore di persona. Decise di mandare a sua volta un sms a quel numero sconosciuto dicendo che evidentemente c’era stato un errore di persona e che lui con quella faccende non c’entrava nulla.
Mandò il messaggio ponderando bene le parole e per un po’ rimase in macchina – era diretto a casa ma da più di due ore era bloccato dal traffico cittadino – a fissare il suo telefono nella speranza che annunciasse un sms ricevuto. Il telefono restò muto quella sera. Quella notte e tutto quel mese. Per la verità il telefono non annunciò mai un sms proveniente da quel numero e col tempo anche Adolfo cominciò a dimenticare quelle frasi sconnesse.
La mattina del 24 dicembre 2009 Adolfo era stabilmente seduto sulla sua grande sedia davanti alla sua grande scrivania del suo grande ufficio. Quella mattina Federica doveva venire a trovarlo, per gli auguri di Natale. Finalmente l’avrebbe rivista e chissà, magari avrebbe potuto avere qualche possibilità di invitarla a cena o a pranzo.
Enza, la fedele e sempre presente segretaria di Adolfo (anche perché rimasta zitella malgrado fosse stata a suo tempo una bella ragazza) annunciò ad Adolfo la presenza di Federica. Di scatto Adolfo si odorò le dita ed il risultato della sua indagine olfattiva non fu ottimo. Infatti la sera prima, forse per l’eccitazione di incontrare l’indomani la bella Federica, Adolfo aveva pagato una donna per trascorrere delle intense ore di sesso sul suo divano. Adolfo malgrado il suo aspetto, non aveva mai avuto problemi con le donne. Ne aveva avute molte e si era sempre fatto “onore” ma ultimamente gli capitava spesso di avere problemi di erezione e aveva per questo deciso di adottare una doppia strategia. Per prima cosa non doveva più usare il letto. Tempo fa dopo una partita di tennis, un suo caro amico glia aveva confessato che il posto più adatto per un incontro sessuale fosse il divano e che quando sarebbe riuscito a portarsi a casa la bella Federica di cui Adolfo non smetteva mai di parlare, avrebbe dovuto “usare” proprio il divano e giammai il letto!. L’amico non aveva dato spiegazioni convincenti ma aveva raccontato ad Adolfo diverse “esperienze” da divano, che lo avevano convinto al cento per cento. Come seconda cosa Adolfo decise di testare il suo membro ed il suo divano con ragazze a pagamento, per evitare brutte figure e per non risparmiarsi nelle performance. Di certo la sua dignità di uomo non ne avrebbe risentito perché la prostituta la si sarebbe chiamata Federica (almeno sopra il divano) e persino l’aspetto della prostituta, nella mente di Adolfo, sarebbe stato quello della donna tanto desiderata. La prova sul divano della sera prima però – forse perché fu la prima, pensava Adolfo – fu disastrosa. Il desiderio era tanto e la prostituta era stata accuratamente scelta verosimigliante a Federica e poi la luce era spenta e Adolfo aveva persino pagato un supplemento per poterla chiamare a gran voce “Federica, tesoro mio”. Ma tutti questi accorgimenti messi insieme non avevano regalato al nostro nemmeno una parvenza di erezione. Ad un certo punto l’orgoglio di vecchio don Giovanni ebbe la meglio sulla nuova condizione di impotenza e così si concentrò non poco per regalare un orgasmo alla giovane prostituta ormai entrata del tutto nella parte della bella Federica ma stanca di essere posseduta da una mano sprovvista di grazia e certamente di preservativo.
La serata precedente all’incontro di lavoro con Federica era stata dunque un disastro ma l’urlo di piacere che la Federica a pagamento aveva interpretato alla fine della performance “manesca” di Adolfo gli aveva lasciato ancora qualche buona speranza ed un odore acre sulle dita della mano destro che Adolfo si premurò a cospargere di profumo (ne teneva sempre una boccetta dei migliori su un cassetto della scrivania) per coprire le malefatte della serata precedente dinanzi alla soave presenza di Federica.
Lei per la verità, malgrado conoscesse da tempo Adolfo e si intrattenesse con lui in telefonat private e qualche pranzetto appartato, non aveva mai concesso ad Adolfo altro che un bacio, che per la verità, lo stesso, le aveva rubato contro la sua volontà. Di fatto Federica – un po’ per timidezza un po’ per una certa benevolenza nei confronti di Adolfo - non aveva mai mortificato più di tanto né il gesto né il baciatore furtivo che da allora – poco più di due anni prima – non aveva mai smesso di sperare.
L’incontro tanto atteso fu però abbastanza anonimo. E’ vero che Federica si era mostrata in tutto il suo splendore gentile e accondiscendente ma appena ottenuto da Adolfo il favore che aveva chiesto aveva ben presto annunciato un impegno improrogabile e paventato una remota possibilità che Adolfo e lei potessero rivedersi in settimana per prendere un caffè insieme. Tanto gli era bastato. Adolfo congedò Federica con un bacetto di saluto e una lenta carezza che intrise il volto morbido e levigato di Federica del profumo appena cosparso e di un non so ché.

Pochi mesi dopo poco era cambiato nella vita di Adolfo: era ancora il capo del suo ufficio ed era ancora un punto di riferimento per Federica e per tutte quelle persone che avevano bisogno della sua benevolenza ma non aveva più smesso di andare con le prostitute e non aveva più smesso di profumarsi la mano destra. Una mattina di marzo fuori la neve cadeva copiosa e Adolfo non riusciva a capacitarsi di quanto era accaduto. Enza, la fedele compagna di una vita di lavoro non era al suo posto. Adolfo cammina nervosamente tra le otto mura della sua stanza – in realtà la sua stanza è composta da due ambienti collegati da una grande porta – pensando alla motivazione che aveva potuto spingere Enza a non venire a lavoro quel giorno. Non era mai successo in 25 anni. Nemmeno quando Adolfo aveva comunicato all’allora giovane Enza che la loro relazione doveva finire per il buon nome dell’ufficio e per la carriera di Adolfo che allora era ancora in ascesa. Sulla scrivania notò, tra gli altri, un giornale che non aveva mai visto prima. Non si trattava di un quotidiano ma di un mensile di medicina. Sulla prima pagina uno strano titolo: Scoperta la causa del “cancro” dei Don Giovanni. Adolfo si incuriosì e lesse l’articolo riguardante la scoperta. Il giornale per la verità era vecchio di qualche mese ma la notizia era nuova quanto terrificante per Adolfo. Un virus trasmissibile solo per via sessuale colpisce le persone in un modo subdolo ed implacabile: gli uomini con una terribile impotenza e le donne con una totale infertilità. Gli organi genitali, si leggeva nell’articolo, dopo un processo di incubazione del virus che può durare più di venti anni, vengono attaccati e “seccati” dal virus. Le ovaie si decompongono in pochi mesi mentre i genitali maschili si atrofizzano dopo un lungo periodo di normale funzionamento. Adolfo associò subito la notizia al suo stato di impotenza e cominciò sudare freddo. Scaraventò il giornale per terra e ne vide uscire una busta bianca e sigillata.
Dentro, un foglio quasi tutto bianco e solo poche parole apparentemente senza senso ma non per Adolfo: Lui è piccolo ma mortale. Io sono vecchia ma non lo ero. Tu sei morto e non lo sai.
Tua, Enza.
di Amanteo

martedì, settembre 22, 2009

Immaturo



Un bambino,

è immaturo.

Mantiene la sua idea

ed il broncio

perchè la rtiene giusta

e giusto ritiene il broncio.


Un bambino però

ha i sentimenti di un bambino:

puri

teneri

dolci

giusti.


Un uomo immaturo

vive

un'ingiustizia come un bambino.

Cosa è giusto allora?

E' giusto restare bambino

ma agire come un uomo.


E' giusto fantasticare sulla luna e addormentarsi con una favola

ma senza dirlo a nessuno

parlando in pubblico della luna

come di un satellite della terra

e delle fiabe come di storie

per bambini.


di Amanteo

giovedì, luglio 23, 2009

Scegliere


Se non "passa, passo"!
Sintesi
Cautela
Calma e vecchiezza.
I capelli sono bianchi, gli occhi stanchi e accesi : Se non passa, passo!
Io, invece, aspetto, nell'attesa che è della Ricerca.
Scegliere, in verità, è lo stesso che vivere.
di Amanteo

martedì, giugno 30, 2009

Mi mancherà


di

Amanteo

eXIT


SOLO IDDIO CI POTRA' TOGLIERE DI MEZZO IL SILVIO.
di
Amanteo

martedì, giugno 23, 2009

la cena



E se vivessimo senza passato? Non sarebbe meglio vivere solo il presente ed il futuro?

Forse, ma non è che dici così perchè ti vergogni del tuo passato?

Io? ma no! A proposito di passato, sai dirmi dov'è il bagno?

In fondo a destra...ma che c'entra con il passato?

Non è forse il rifiuto organico della cena di ieri sera la merda di oggi?

....

A proposito di cena, sai dirmi dov'è il bagno?

DIALOGO PRESENTE, SUL PASSATO.

di AMANTEO